MATTEO MONZANI, DAI VIAGGI ALPAGO–TREVISO ALLA FASCIA DA CAPITANO: UNA STORIA LUNGA PIÙ DI 100.000 KM
a cura di Valentina
Ci sono storie che non fanno rumore, ma che, se le guardi bene, hanno dentro qualcosa di straordinario. Storie fatte di costanza, sacrificio e scelte quotidiane.
La storia di Matteo Monzani, capitano dell’U19/serie B di Volley Treviso, inizia a dodici anni, quando decide di lasciare l’Alpago (Belluno) per inseguire un sogno con la maglia del Volley Treviso. Per i primi anni significa circa 150 chilometri al giorno, cinque – molto spesso sei – volte a settimana. Andata e ritorno. Allenamento dopo allenamento.
In tre stagioni fanno più di 100.000 chilometri. Ben oltre due volte il giro della Terra.
Ma questa non è solo una storia di distanze: è la storia di una crescita. Prima i viaggi quotidiani, poi l’occasione di trasferirsi a Treviso, vivendo la palestra ancora più da vicino. Un percorso che lo ha formato non solo come atleta, ma come uomo. La fascia da capitano è arrivata così, naturalmente, e oggi, nel suo ultimo anno di settore giovanile, è lui a essere il punto di riferimento dell’U19, impegnata anche nel campionato di Serie B. “Una cosa è certa – conferma Matteo, per tutti Teo – se potessi tornare indietro rifarei tutto. Ho iniziato a giocare nella Pallavolo Belluno, e quando, a 12 anni, ho capito che volevo qualcosa di più, sono stato indirizzato a Treviso. Dopo il provino mi hanno preso ed è iniziata la routine: scuola, compiti a casa, 70-80 km in auto, allenamento, viaggio di ritorno in auto, casa. Questo per tre anni. Sapevo che quando mamma tornava dal lavoro era ora di partire, e se non era lei a portarmi erano la nonna o papà. Per un anno ho anche preso l’autobus per scendere a Treviso, e la sera venivano a prendermi. Era diventata la mia normalità, ma per la pallavolo lo facevo: ero già così appassionato che la mia tesina di terza media è stato un lavoro interamente sul volley in tutte le salse. Ricordo ancora che Simone Cappelletto (allenatore dell’U13, ndr) mi aveva aiutato tirando fuori numeri e statistiche di Volley Treviso”.
Dalla sua quarta stagione a Treviso, primo anno di U17 di Matteo, c’è la possibilità di soggiornare alla foresteria della Ghirada, dove rimarrà per tre stagioni, fino al primo anno di U19, per poi traferirsi a casa di un compagno di squadra: “Ovviamente è diventata un’altra vita, molto più comoda. Andare ad abitare via da casa non mi è pesato, ero già proiettato su quella scelta. Ho condiviso la stanza con Bryan Argilagos per tutti e tre gli anni di foresteria. Sono stagioni che porterò sempre con me, i legami che si sono creati sono la cosa più bella di tutti questi anni”.
Il secondo anno di U17 porta il traguardo che resta come il ricordo più bello di Matteo a Treviso: “Se devo scegliere il ricordo di squadra più bello, scelgo sicuramente la vittoria dello scudetto e del campionato di serie C nel giro di poche settimane. Quell’anno credo lo ricorderemo tutti per sempre: sapevamo che dovevamo fare il botto, eravamo i più forti, punto. E ce l’abbiamo fatta: promozione in serie B e scudetto U17 cucito sul petto, un sogno”. Anche se un piccolo inghippo sembrava poter rovinare tutto: “Alla prima gara delle finali Nazionali U17 abbiamo perso male contro Bologna. Ci sembrava di rivivere l’incubo di due anni prima, con le Finali U15 dove la prima gara persa con una squadra sulla carta più debole aveva compromesso tutto il percorso. Non volevamo e non potevamo farlo succedere di nuovo, così abbiamo iniziato a riunirci prima di ogni gara in camera dei due capitani (Simone Porro e Bryan Argilagos, ndr) per fare il punto della situazione e caricarci. Ha funzionato”.
Il capitano quest’anno è lui, a testimoniare che certe leadership nascono nella continuità, nella fatica silenziosa, nella capacità di esserci sempre: “Sento una responsabilità maggiore e so che devo aiutare di più i miei compagni, star loro vicino nelle difficoltà per far giocare tutti al meglio”. Cosa non facile, soprattutto quando devi fare i conti anche con un ruolo in campo che non è sempre stato il tuo: “Sono stato spostato in posto 4 dall’anno scorso, prima ero centrale. Diciamo che il ruolo di centrale lo sentivo mio, sapevo quello che dovevo fare in ogni situazione. Da banda questo mi manca e sto iniziando a prendere ritmo proprio ora, visto che, con i tanti infortuni nei quali siamo incappati, ho accumulato molto più tempo di gioco”.

Il periodo non è dei migliori per l’U19/serie B a causa dei tanti infortuni, ma al di là dei risultati, la squadra lavora concostanza: “Dobbiamo tenere botta, sappiamo tutti che il momento è difficile. Ma abbiamo dimostrato di aver trovato un bel piglio, di essere più uniti in campo e più lucidi in alcune scelte, fidandoci l’uno dell’altro”. E contro Padova, nell’ultima gara di serie B, è arrivata una risposta corale con una bella vittoria in tre set che ha riportato il sorriso tra gli orogranata, con Matteo a fare ancora da punto di riferimento in campo.
Con la maturità in arrivo e la chiusura del ciclo giovanile a Treviso, la prossima stagione per Teo sarà un nuovo inizio: “Il mio obiettivo è andare a studiare fisioterapia a Verona; naturalmente continuerò a giocare e so già che prima o poi diventerò allenatore: mi piace insegnare ai più piccoli, ne ho la prova dopo le esperienze al Volley Treviso Summer Break (il camp estivo orogranata, ndr). Magari un giorno tornerò in Volley Treviso come allenatore, chi lo sa. Sono sempre stato molto competitivo sin da quando ero piccolo e a Treviso, dal primo all’ultimo allenatore che ho avuto qui, ho imparato cosa vuol dire dare il massimo e allenarsi con costanza sempre. Sarebbe bello poterlo insegnare a mia volta, un giorno”.
Il prossimo capitolo è ancora da scrivere. Ma se c’è una cosa che Matteo ha già dimostrato è che per inseguire un sogno non ha paura di fare strada.
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