"DIABETE E SPORT AD ALTO LIVELLO, SI PUÒ": NICOLA MAZZON RACCONTA LA SUA ESPERIENZA CON LA MALATTIA

a cura di Valentina

 

Ricorre quest’anno il centenario dalla scoperta dell’insulina, l’ormone che regola gli zuccheri nel sangue: una scoperta che ha permesso di salvare e curare le tantissime persone al mondo affette da diabete mellito, malattia che ancora oggi resta tra le prime 10 cause di morte nel mondo.

Novembre è il mese della prevenzione al diabete (oggi, domenica 14, si celebra la giornata mondiale) e a parlarne dal punto di vista di un giovane sportivo è Nicola Mazzon, pallavolista diciottenne che milita nella serie B di Volley Treviso. Di ruolo alzatore, alto ben 203 centimetri, Nicola è il ritratto della salute, se non fosse per quel cerotto bianco e rotondo che fa capolino dalla manica della maglia da gioco: “È un sensore per la glicemia – spiega – Dal cerotto un sottilissimo filamento arriva sottocute e misura il valore della glicemia nel sangue, basta passarci sopra il lettore e sul monitor appaiono i dati: dura due settimane e monitora i livelli a intervalli di un minuto”.

Nicola, per tutti Mazzo, è diabetico sin dalla più tenera età: “Avevo tre anni, eravamo in vacanza al mare e i miei genitori una sera hanno notato che ero particolarmente assetato e che andavo in bagno spesso: sono due tra i primi sintomi del diabete. Dopo degli accertamenti mi è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 1: le cellule del pancreas che dovrebbero produrre l’insulina, l’ormone che regola il glucosio nel sangue e che fa in modo che vada nei muscoli dove serve per produrre energia, vengono distrutte”. 

La routine che da lì inizia per lui, fatta di controllo costante della glicemia, attenzione massima ad alimentazione e attività fisica e assunzione di insulina più volte al giorno, a una persona sana potrebbe far paura. Per Nicola è una cosa che ha sempre fatto parte della vita: “Per me è sempre stato così, non mi sono mai fatto tante domande né me la sono presa con nessuno. I sacrifici li hanno fatti di più i miei: ricordo che mia mamma veniva tutti i giorni alla scuola elementare per farmi l’insulina prima della merenda. Durante tutta la mia infanzia e fino a qualche anno fa siamo stati coinvolti dal Centro Antidiabetico di Treviso a degli incontri periodici: io facevo gruppo con altri ragazzi diabetici e ci veniva insegnato in modo divertente come dovevamo comportarci, ai genitori veniva dato anche supporto psicologico. Spesso sono loro a soffrire di più per queste situazioni: grazie al progresso è sempre più facile la gestione di controlli e terapia, ma è pur sempre una malattia che può causare gravi danni e che accompagnerà un figlio per tutta la vita”.

Crescendo Nicola inizia a gestirsi da solo e impara a regolarsi in base ad alimentazione e dispendio energetico, che per un adolescente che fa 5 allenamenti e 2 partite a settimana (senza contare l’impegno scolastico) non è cosa da poco: “A volte può capitare di mangiare qualcosa in più, o viceversa di assumere troppa insulina e di dover mangiare per compensare. Ma non mi capita quasi più, seguo la terapia che mi viene assegnata alla lettera e dopo tanti anni so come bilanciarmi per avere una condizione atletica uguale a quella di un qualsiasi mio compagno sano”.

Per lui tutti gli allenatori avuti in sette anni in Volley Treviso spendono solo belle parole: è un ragazzo che si è sempre impegnato al 110%, di esempio ai compagni, serio. Ha una sorella gemella, Giada, anche lei pallavolista, e un fratellino più piccolo, Tommaso, di 8 anni. Vedendolo allenarsi ha un’attitudine quasi da professionista e viene da chiedersi se il controllo che è ‘costretto’ a mantenere per restare in salute l’abbia in qualche modo aiutato ad essere più disciplinato nello sport, e anche a scuola, visto che frequenta con ottimi voti la quinta al Liceo Scientifico Sportivo Da Vinci: “Non saprei dire se le cose sono correlate; in parte il dover essere disciplinato per la malattia può avermi ‘influenzato’, diciamo che ho più consapevolezza di quello che faccio, ma alla fine penso che sarei comunque così, in fondo sono cresciuto considerando il diabete la normalità”.

In questa stagione nel campionato di serie B sta guidando alla regia la squadra orogranata, che finora ha ottenuto 3 vittorie su 4 gare: “Non mi aspettavo queste vittorie sinceramente. Certo, c’era e c’è da parte di tutti noi una gran voglia di fare bene, ma non siamo fenomeni e abbiamo ancora tanto da migliorare. Stiamo dimostrando di potercela giocare”. Lo scorso luglio per lui è arrivata anche la prima convocazione in azzurro: “Mi sono allenato per circa 3 settimane con la Nazionale allievi, ho avuto un assaggio di quello che è il clima ritiro in maglia azzurra. Mi è servito molto, ho potuto lavorare su alcune cose e tenermi allenato durante la pausa estiva. Sono stato davvero contento dell’opportunità”.

Mentre si racconta, dà l’impressione che il diabete sia un problema gestibile: “Se mi fossi ammalato in una età più avanzata, magari durante l’adolescenza, l’avrei probabilmente vissuta male. Ci sono cresciuto e ci convivo da sempre, non è stato un trauma; ma il punto è proprio che ci si può convivere, anche facendo sport ad alto livello. Richiede sicuramente più impegno e attenzione, ma insegna anche a conoscersi meglio e a diventare più autonomi, cosa che per un ragazzo è importantissima, anche al di fuori dello sport”.

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